BUONI GIORNI - IN RISPOSTA AL DIRETTORE DI Cronache Maceratesi
Caro Matteo Zallocco,
ho letto tutto il tuo articolo d'un fiato sapendo, già dal suo inizio, di trovarmi di fronte a qualcosa che avrebbe smosso le acque e fatto parlare. So bene, infatti, anche per il passato, che ogni volta che ti sei concesso un editoriale, hai fatto suonare il campanone di piazza a distesa.
E mi è tornata la voglia di scrivere compiutamente, programmaticamente oserei dire. Come ai bei tempi di "Davoli a merenda". Non l'avevo più fatto perché l'avvilimento mi aveva sovrastato, soverchiato. Ma non è giusto sotterrare i talenti. Così sono pronto a ricominciare.
Lo faccio da qui, da questa mia replica al tuo condivisibilissimo articolo (quanto agli argomenti, meno quanto alla disamina delle anagrafi e ti dico perché - secondo me, almeno): il problema non risiede nelle età, ma nelle teste. Guarda nel mondo della canzone: le voci migliori, in grado di rinnovarsi e guardare oltre, sono quelle con più storia; non quelle, ancorché dotate, nate due giorni fa per miracoli di marketing. L'esperienza, cioè, non necessariamente è un danno. Può invece significare quel quid in più che può fare la differenza.
Non si possono per principio "distruggere i dinosauri" (Sagripanti, nei commenti): oltretutto, il dinosauro a cui si riferisce è uno dei pochi che ha saputo innovare (senza farsi fregare le idee) in maniera intelligente e brillante.
"L'Università umanistica non può bastare", scrive un altro commentatore, "serve l'impresa" (e ha ragione); ma l'Università di Macerata è una grande impresa, nonché un volano prezioso, per la città. Bisognerebbe darle modo di interagire fattivamente nelle politiche cittadine. Non solo mediante gli immobili o il lancio in aria del tocco, ma anche e soprattutto attraverso le progettualità, gli innumerevoli contatti internazionali, le opportunità di incontro e di crescita comune. Invece c'è sempre stata e - nonostante qualche larvata apertura - continua ad esserci una sorta di diffidenza, come a difendere un proprio orticello che potrebbe diventare un grande giardino ma si preferisce mantenere a cipolle, basilico e pomodori.
E' un guasto non della sinistra né della destra, ma di certo provincialismo tutto nostro (a Urbino non è così), che laddove qualcuno minaccia di svettare va subito ricondotto nell'alveo o possibilmente obliato senza lasciare traccia. Macerata potrà così continuare a galleggiare nella sua felicissima mediocrità.
Poi qui avviene un'altra curiosa anomalia: il commercio - così vitale per la città (come asserisce un giorno sì e quell'altro pure il presidente di una sua associazione) - anziché alimentare le casse del Comune per organizzare eventi, batte cassa per farseli finanziare (il contrario esatto di quanto succede normalmente altrove) e il Comune, anziché armonizzare il commercio con le altre categorie produttive nello sviluppo di progetti condivisi, gli finanzia gli eventi e tutto finisce lì; come se la città si apra al futuro se la piazza si riempie per una festa.
Un problema serio di progettualità strategiche, dunque, e non di età per concepirle ed attuarle. E sì che - con quel grande serbatoio di possibilità che è lo Sferisterio - quante chances ci sarebbero da mettere a frutto: scuole di canto, di sartoria professionale, collaborazioni per progetti con il Conservatorio di Pesaro, maggiore coinvolgimento dell'Accademia di Belle Arti... Non sono forse altrettante occasioni di crescita e di visione per il futuro? Si può credere che il domani passi per quanti visitatori in più hanno varcato la soglia del Buonaccorsi o sono saliti sulla Torre dell'Orologio, scattando le foto ai Magi in plexiglass che escono a fare l'inchino?
E gli immensi tesori di cui è ricca la Biblioteca Comunale? Gli incunaboli, le cinquecentine, i manoscritti... Quante ulteriori occasioni da integrare e valorizzare, nel già vasto patrimonio di bellezze artistiche cittadine!
Mi sono poi tante volte chiesto se, attraverso tutti questi milioni piovuti in città, non sarebbe stato più utile trovare (prima di un marciapiedi in Via De' Velini) soluzioni più salubri e funzionali per la raccolta dei rifiuti, rispetto all'odiosa raccolta porta a porta o mediante cassonetti sempre più sporchi, pieni ed avvilenti in ogni angolo della città (con le conseguenze che tutti sanno bene).
A me è parso che, in cinque anni, l'arrivo spropositato di fondi abbia fatto perdere la trebisonda agli amministratori. Come quei poveri che, vincendo a sorpresa la Lotteria Italia, riescono a dilapidare una fortuna in pochi mesi ritrovandosi al punto di partenza senza sapere come hanno fatto.
Ricordo gli strepiti di fronte al costo, ritenuto eccessivo, per rilanciare le Mura di Tramontana mediante la realizzazione del complesso che avrebbe contenuto il parcheggio a Nord (e tolto le auto dal centro storico), quando poi sono stati buttati al vento fior di milioni tra marciapiedi in salita su una via di scorrimento a ridosso di un muraglione di contenimento di finto marmo, sottopassi per biciclette, sottopassi rimasti sospesi fino a nuovo ordine (Collevario), cementi (drenanti, ma sempre cementi) nei vialetti dei Giardini Diaz, e chi più ne ha più ne metta.
E invece della piscina, attesa da 15 anni, nessuna notizia. Idem dicasi del prontissimo-ma-non-per-adesso Centro Fiere.
Mia zia direbbe "lo troppo stroppia". E poi, a commento della tua giusta interpretazione sui molti sindaci, "troppi galli a candà nze fa mai jornu".
Ma alla fine, caro Direttore, ammetto di non essere la persona più indicata per parlare di politica amministrativa: non ne ho le qualità. E poi sono un ironico, e l'ironia mal si sposa con i politici, che generalmente ne sono sprovvisti.
Mi tengo il mio. Mi diverto di più.
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